La favola azzurra

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Pallavolo
Pubblicato il 12-08-2019 da Luca Campobasso
Immagine
ph: Enrico Zanetti.
William Hill IT Italiano

Dopo il sitting volley e la nazionale femminile, anche l’Italia maschile è alle Olimpiadi. 

 

11/08/2019, ore 21:15 

PalaFlorio, Bari 

Italia-Serbia 3-0 (25-16/25-19/25-19)

 

La storia di oggi è una favola che, si sa, inizia sempre bene ma, a causa di un inganno o di un intervento da parte di un antagonista, i piani del personaggio principale vengono alterati. Poi, con l’aiuto di un oggetto magico, tutto si risolve e si arriva al lieto fine. 

Dunque, iniziamo dicendo che i protagonisti sono quattordici ragazzi: il regista Simone Giannelli e la sua riserva Riccardo Sbertoli, il capitano Ivan Zaytsev, la grinta di Oleg Antonov, il cuore di Osmany Juantorena, le difese di Massimo Colaci, Fabio Balaso e Nicola Pesaresi, la determinazione dei centrali Matteo Piano, Roberto Russo e Simone Anzani, l’urlo di Pippo Lanza, la giovinezza di Daniele Lavia. 

Questa favola ha ben tre step che corrispondono ai parziali disputati questa sera. E l’ostacolo è grande, è alto, fa paura. Si chiama Serbia... e ce lo ricordiamo bene quel 3-0 subìto ai mondiali. 

Tutte le favole iniziano con...

“C’era una volta, in un palazzetto a Bari, una partita veramente importante. Era una sfida ad altissima tensione poiché la squadra vincitrice si sarebbe qualificata alle Olimpiadi del prossimo anno. 

E l’allenatore tanto amato dai tifosi di Verona, Nikola Grbic, decise di mettere in campo la diagonale Jovovic-Atanasijevic, Kovacevic-Ivovic in posto 4, Lisinac-Krsmanovic al centro e Pekovic libero. Mentre Blengini disse “vediamo un po’, oggi mando in campo lo stesso sestetto ma con Antonov al posto di Lanza in banda. Vediamo che succede”. 

Iniziamo! 

Il primo step viene superato dall’italia senza difficoltà. Perché gli azzurri sono quasi perfetti a muro, battono bene e la Serbia non ci capisce nulla del gioco del regista bolzanino. 

Il secondo step è già più difficile perché la Serbia dice “ragazzi, iniziamo a giocare come si deve”. Ok, va bene cara Serbia, ma sappi che dall’altra parte del campo, l’Italia vuole vendicarti una delle sconfitte più dolorose della sua storia. Ebbene cara Serbia, non basta resistere fino al 14-13. La nostra Italia è più forte in questo momento, gioca meglio di te e te lo dimostriamo così, con questo striscione “Dal PalaFlorio di Bari, dirige l’orchestra il maestro Simone Giannelli, canta Osmany Juantorena”. Sì, cara Serbia, hai proprio paura di questa Italia perché sbagli tanto e noi stiamo giocando una partita fantastica. 

Il terzo step è “un solo set ci separa da Tokyo. Conquistiamolo!”. Serbia, ma, sei sempre uguale, resisti fino ai primi punti e poi molli. Atanasijevic e compagni, sapete qual è il nostro trucco? Il nostro strumento magico? Sono la difesa e il servizio. Vi costringiamo a sviluppare il gioco con ricezione spostata così noi difendiamo e contrattacchiamo. E non ce n’è più per nessuno. Cari nemici serbi, questa volta è Osmany Juantorena a scrivere il lieto fine di questa favola, a dirvi che la qualificazione diretta alle Olimpiadi se la prende l’Italia. 

E fu così che, con quell’attacco di Juantorena il PalaFlorio diventò una bolgia è tutta l’Italia gioì. E alla fine, vissero per sempre felici e contenti”. 

 

“Ringrazio la squadra, ringrazio i compagni per quello che abbiamo vissuto stasera – racconta Oleg Antonov, partito titolare contro la Serbia – abbiamo fatto una grandissima partita. Una grandissima partita come gruppo. Quattro anni dopo siamo ancora all’Olimpiade. Orgoglioso di questa squadra, orgoglioso di questa gente, orgoglioso di fare parte di questa Nazione".

“Andiamo alle Olimpiadi! – urla il c.t. azzurro Gianlorenzo Blengini - Ce lo diciamo da tanto tempo, era il nostro obiettivo attorno al quale girava la nostra estate. Siamo pieni di soddisfazione, siamo  orgogliosi di noi stessi. Stasera ci godiamo la nostra vittoria e da domani mattina inizieremo a pensare a come proseguire. Siamo stati molto bravi a resistere nel terzo set perché le onde delle emozioni in queste partite sono dietro l’angolo. Abbiamo retto mentalmente, abbiamo fatto una partita non solo di grande volontà e aggressività, ma anche di testa".

 

La favola degli azzurri si conclude così, con un lieto fine che fa gioire i 5500 supporters di Bari e tutti quelli che l’anno seguita in televisione. 

È veramente difficile descrivere questa partita ma quello di cui siamo certi è che ce l’abbiamo fatta. Abbiamo vinto contro la rivale più temuta. 

E finalmente lo possiamo dire “Tokyo... ci si vede ad Agosto del prossimo anno!” 

 

 

 

Martina Albertini